ISSN 1594-3607 Fa 2 " i 4 “ n in. le ì = c x PRI gran n a “ 4 ni ì È + = È $ pe di = À i ; E) Si Ù a VE E Lira * - = ’ » È 3 (Ad 9 v 9 i; È i * 5 Lo ii = = = = = = . (O II © es IIS n Da = a, ' i pa SSR DI Esa ia SERIERI RIVISTA CRISTIANA DELLE FAMIGLIE E DEGLI AMICI DI PERSONE DISABILI E DISADATTATE * È i = “Se È i ini . ia In questo numero Campane a festa Pi Mangio Questi bambini sono intoccabili . IPERATTIVITÀ Un bambino complicato i — —— -—_ _——_ _ —“ ’“’ <—I COS'È L’IPERATTIVITÀ a cura di Patrizia Stacconi 13 i Come in trappola di Laura 1a i Incontrarsi sul Dojo di M. Palermo e M. Di Luigi 14 Come far comportare bene mio figlio? i di Cordula Neuhaus 16 Sul tetto del mondo senza muovere un passo ! di Manuela Bartesaghi 18 i Un “atto” di gioia...in prosa e altro di Mara Martelli 20 Il dono più sincero è il dono di sé { di Neila Ruiz Cortez 24 i LIBRI 26 TEN EMERGERE Ri ELLI REETANESIA TREIA LEDIZIONE ino IN COPERTINA: Foto Maria Neve Petrucci Ombre e Luci: organo dell’Associazione Fede e Luce - Redazione, stampa, spedizione di un anno di Ombre e Luci costa € 16,00. ) OFFERTE LIBERE PER SOSTEGNO ORDINARIO E STRAORDINARIO - ISSN 1594-3607 Conto Corrente postale n. 55090005 intestato «Associazione FEDE E LUCE onLus» via Cola di Rienzo, 140 - 00192 Roma Riempire il modulo con la massima chiarezza, possibilmente in stampatello (cognome, nome, indirizzo e codice postale). Precisare, sul retro, che il versamento è per pubblicazione OMBRE E LUCI. Trimestrale anno XXV - n. 1 - Gennaio-Febbraio-Marzo 2007 Spediz. in Abb. Post. art. 2 - comma 20/c legge 662/96 - Filiale di Roma Redazione Ombre e Luci - Via Bessarione 30 - 00165 Roma Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 19/83 del 24 gennaio 1983 Direttore responsabile: Sergio Sciascia Direzione e Redazione: Mariangela Bertolini - don Marco Bove - Laura Nardini - Huberta Pott - Cristina Tersigni. Redazione e Amministrazione: Via Bessarione, 30 - 00165 Roma - Orario: lunedì - mercoledì - venerdì 9.30-12.30 Tel. e Fax 06/633402 - E-mail: ombre.luci@libero.it Fotocomposizione e stampa: Stab. Tipolit. Ugo Quintily S.p.A. - Viale Enrico Ortolani, 149/151 - Roma Finito di stampare nel mese di Aprile 2007 di i irritati si viddci et Alani Campane a festa di Mariangela Bertolini Quando ero bambina, cioè tanti anni fa, sui quaderni di scuola rappresenta- vamo la Pasqua disegnando le campane che suonavano a festa, i rami di pesco fioriti e le rondini che volavano in cielo. Preparavamo con cura la letterina con gli auguri per i genitori, con questi tre simboli, che ancora oggi mi vengono al- la mente quando la Pasqua è vicina. Non oso domandare ai miei nipotini se ancora oggi si disegnano in questo periodo, campane, fiori di pesco e rondini in volo. So che ne resterei delusa. Eppure, al di là della nostalgia, mi fa piacere pensare ciò che quei disegni rap- presentano ancora oggi, quando le campane non suonano quasi più (almeno nelle grandi città), i rami di pesco li vediamo striminziti da qualche fioraio, e le rondini...ma ci sono ancora? Le campane con la loro voce gioiosa e altalenante, chiamavano a festa, an- nunciavano il più grande evento della storia del cristianesimo, proclamavano a tutti la risurrezione di Gesù: la fede in questo evento che ci porta la certezza che se Lui è risorto, anche noi siamo chiamati a rimanere in piedi di fronte alla mor- te. Quella morte che può farci paura, addolorarci, renderci mesti, ma che non ha più l’ultima parola. Che cosa sarebbe il nostro arrancare faticoso dietro Gesù sen- za la certezza della risurrezione? Ecco perché allora i fiori di pesco ci invitano ad alzare la testa, a ridestarci accompagnati dal risveglio della natura a ritrovare quel- la speranza che tanto spesso ci abbandona. “L'inverno è passato”, “lo faccio nuove tutte le cose”. E il volo delle rondini nel cielo ritornato sereno, ci invitano a quella gioia pro- fonda così rara a vedersi sui nostri volti, piegati così come sono verso la terra con tutti i suoi superflui richiami. Sì, il Signore è risorto, è veramente risorto! Ritroviamo insieme con coraggio, con fede, con speranza, il desiderio di continuare il nostro cammino che, seppur duro e faticoso, incerto e dubbioso, se resterà intimamente unito alla pas- sione e risurrezione di Gesù, ci porterà fin d'ora la vera gioia. =] Numero coraggioso! Vi abbraccio tutti con par- ticolare affetto e una fitta al cuore per la scomparsa di Ni- cole.... Il numero ultimo è vera- mente coraggioso perché parlare esclusivamente delle gravi malattie degli anziani è sinonimo di apertura, capaci- tà di stare di fronte a questi grandi drammi, senza negarli o sminuire la portata; ma per poterli vivere e condividere con la convinzione che non siamo soli, che Cristo è vicino a “loro” e a noi e che non dobbiamo “temere” ma te- nerci per mano e volerci be- ne, perché questa è la medici- na indispensabile per vivere e poi ... se ci fidiamo qualcuno ci dà la forza, la tenacia, la fi- ducia ogni giorno. Scriverlo è facile, special- mente in una bella mattina piena di sole di fronte al pa- norama di una bella collina, ma vivere questa fede nell’a- more provvidenziale di Dio non mi riesce quasi mai... So- no sempre rigida e troppo ambiziosa nei confronti del mio figliolone (quasi 30 anni). Vorrei che Andrea fosse “ec- cellente” in qualcosa che Dialogo aperto compensasse, in fondo, il mio orgoglio ferito di madre anco- ra troppo egocentrica... Que- sto finale lo dimostra bene! Grazie ancora per il bene che diffondete e un grande abbraccio a tutti. Silvana Zamperoni Vi ringrazio per quello che fate Personalmente, leggendo il “nostro” giornalino, mi sento sempre commossa ed arricchita e chiamata a rive- dere i miei comportamenti, nel pensiero e nell’agire. Ras- sicurata e confortata, anche. Soprattutto, sono convin- ta che Ombre e Luci sia un mezzo importantissimo per continuare ad affermare l’im- portanza di ogni PERSONA concepita, come creatura di Dio — per chi si dice credente — e quindi risorsa per un cam- mino sempre più alla luce del- le Beatitudini, per ognuno di noi ed un richiamo continuo alla condivisione ed alla reci- procità; ma, ugualmente, per chi non crede, PERSONA ric- ca di quei valori, semplicità, trasparenza ed accoglienza, fra i primi, che sono esempio per tutti. Nell'ultimo numero... il sa- luto a Nicole, tanto cara e preziosa! Come tanti ormai della prima ora di Fede e Lu- ce, la penso e li penso, felici, là, insieme, che ci accompa- gnano con Amore. Ed ho trovato molto inte- ressante tutto ciò che avete pubblicato circa l'Alzheimer: è un problema che anche molti di noi qui hanno vissuto o vivono oggi con un genito- re o un familiare. Le diverse esperienze mi sembra possa- no mitigare quei dubbi e quel- le sofferenze del cuore che in- sorgono quando si ama una persona e la si vede così tra: sformata e non si sa che stra- da prendere. Lucetta Battilani (Parma) Testimoni della fedeltà Ho appena vissuto una bel- la esperienza a Pontelambro (Erba) attorno alla morte di Davide Schiatti, figlio di Mario, cofondatore di Fede e Luce con don Dario Madaschi, con noi già a Ginevra nel 1983! Dialogo aperto Da cinque anni, Davide non usciva quasi più dalla sua stanza e si lasciava curare so- lo dal papà. È morto di un'emorragia interna nel suo letto. I genito- ri sono meravigliosi, davvero dei bei testimoni della fedeltà e della grazia del sacramento del matrimonio! Il funerale era “profondo” e un'ora di pace. Don Marco Bove ha trovato le parole giu- ste. La presenza di tanti amici fedeli mi ha toccato il cuore. Lì si sentiva veramente il cuore di Fede e Luce. Mi vo- gliono bene e mi fanno senti- re come un loro fratello. Pos- so parlare con loro, subito, con il cuore aperto e loro ac- cettano benevolmente anche proposte di cambiamento. Il lungo viaggio e i tanti chilo- metri affrontati per loro non mi costa fatica. Ora vado a ce- lebrare la Messa prefestiva in una chiesa troppo vuota. Ma il mio cuore d’amico è collegato con voi, con Maria e Gesù e così si riscalda anche in mezzo all’indifferenza crescente dei battezzati attorno a noi. Un abbraccio molto forte! Padre Klaus Sarbach Padre Klaus ci manda due testi letti durante il funerale di Davide Sogno - Speranza Amore Quando una persona capisce, che non riesce quasi più a sognare, cerca qualcosa | | a di nuovo per ridare un senso alla propria esistenza. La trova nella speranza. La speranza non è un sogno ma può aiutare ad andare avanti. Quando cominci a capire che stai perdendo anche quella allora si che diventa duro credere in qualcosa. Te la prendi con tutte e con tutti, vai in crisi e ti chiudi in te stesso pensando solo in negativo. E allora cosa fai? Piangi... Il pianto ti aiuta a capire che non sei più solo nella tua vita in salita. L'amicizia ti fa ritrovare l’amore che è molto più importante dei sogni e della speranza. Mario Schiatti, papà di Davide CENNI Nes I enEIIETE >< Aiutaci a raggiungere altre persone Mandaci nomi, cognomi e indirizzi (scritti chiaramente) di persone che possono essere Il nostro indirizzo è: Ombre e Luci - Via Bessarione, 30 - 00165 Roma | interessate a questa rivista. Invieremo loro una copia saggio. | ® è è è e è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è è © è è è è © © è SÙ 0 è © SÒ io | Nome e Cognome Indirizzo Città o Paese C.A.P. a permadio dio-pinpiacserdelia siii w rrija, on TRADE E E LR OO Ty nn ssi Nome e Cognome D3] E chi lo cura Mario? Un uomo che vive per suo figlio da anni e non dorme più o dorme poco perché quando dorme ha gli incubi... se non dorme, non può nemmeno sognare ed allora si sueglia la notte per pensare cosa è meglio fare per Davide: migliorare le terapie, i tempi di somministrazione, l'alimentazione, il modo di rapportarsi con lui e così ha inventato un modo nuovo di fare il padre, l’educatore, il fisioterapista, l’infermiere ed altro di più. Ma che fatica! E chi lo cura Mario? Dott. Ambrogio Rigamonti, amico medico Accolgo l’invito ... . a “discutere” sulla pro- posta di Stefano Artero nella sua lettera nell’ultimo numero PE [i cgRe-ldeecil —_ ____crrP@———tm8m0—_ mm no Indirizzo Città o Paese CGRGF. iii 2000 AMAMI et eu +0 porro cai saliera tingere SPE cy illa diltalagg segg TARGA pia Saia ili li e cli leei purtgaiia e der ® ®© e 0 è è 0 è ® © 0 ® è è e è è © o 0 è è ® e ® è ® è 0 è © 0 © © © © ®© 0 0 ® è © e © © e © 0 ® © 0 ® © o 0 e 0 0 e è © è © © © o © 0 0 © © è e o ® 0 è © 0 e o e © 0 e 0 e 0 o e e 0 e è e ® 0 0 0 © è è 0 0 0 e © o e o 0 0 0 © e o è 0 e è 0 0 0 0 e 0 e 0 0 e 0 è Dialogo aperto di Ombre e Luci. Che fare quando ci si ritrova in gruppi Fede e Luce che, anno dopo anno, invecchiano per l’età dei componenti e, senza ricambi o nuove entrate sensibili, sem- brano inaridirsi? Stefano pro- pone di dividere la comunità in “gruppetti” destinati ad entrare in altre comunità, più vitali, si intuisce. Non sarei d'accordo, è una soluzione che di fatto si basa su molte separazioni e una fine che provocano dolore e disorientamento. Perché non porsi invece tutti insieme il pro- blema e vedere quali passi fare, cosa inventare, come muover- si per ridare vita e colore a ciò che sembra spento? Vorrei fa- re anche un’altra proposta su cui eventualmente discutere. Quando una comunità si sente abbastanza sicura dei valori che la sostengono e ha un po’ di entusiasmo perché non pro- vare ad inserirsi ad entrare in relazione con la comunità par- rocchiale che la ospita? È una cosa tutt'altro che facile ma forse vale la pena dedicarvi qualche pensiero. Lucia B. Dipende anche da te se Ombre e Luci vive o muore. Controlla la data del tuo ultimo contributo sull’etichetta con l’indirizzo. | | | | | | | | | | \} “QUESTI BAMBINI SONO INTOCCABILI” Ha suscitato scalpore il caso di Ashley, una bambina di 9 anni di Seattle (USA) affetta da una rara malattia cerebrale, l’encefalopatia statica. Su decisione dei genitori è stata sottoposta ad intervento chirurgico e farmacologico per bloccarle lo sviluppo fisico e sessuale, impedendole di crescere. Immacolata, madre di Francesca, affetta da sindrome Lemox-Gastaut, ci scrive le sue riflessioni. Ho appena finito di leggere l’articolo su Ashley apparso su Repubblica e mi viene da ridere ma non è un sorriso di felicità, ma un sorriso di rabbia. Guardate che co- incidenza: domenica 28 gennaio mi si è bloccata la schiena facendo il letto di Fran- cesca e oggi sto ancora male; cammino come se sotto i piedi ci fossero delle uova. Sto male insomma, ma non per questo mi è mai sfiorato per la mente di far rimane- re “neonata o bambina” la mia Francesca. lo e mio marito eravamo a tavola quan- do apprendemmo la notizia e il nostro commento è stato, il mio: “Sono pazzi” ed il suo: “Si sono fatti i soldi”. Ma veniamo a noi. lo, come mamma di una bambina-ragazza affetta dalla sindro- me di Lennox-Gastaut, dopo aver saputo la verità non ho mai pensato neppure per un secondo né di metterla in un istituto né di cercare di farla rimanere piccola perché così, non crescendo, non avrebbe creato problemi. Quando è diventata donna, il 29 agosto 1997, la mattina dopo averle dato la colazione, l’ho cambiata e ho tro- vato il pannolino con il sangue; mi è venu- to un colpo, non perché non fossi prepa- rata ma perché lei aveva 9 anni ed era troppo presto! Ho pianto perché — mi avevano detto — questo era un momento critico: sarebbe cambiato tutto sotto il pro- filo delle crisi epilettiche... Ringraziando Dio, non è stato così tragico. Ora, io vorrei dire a quei genitori: per- ché far soffrire così la piccola Ashley, sot- toposta a interventi chirurgici per non far- la crescere? Che ne sanno se, anche dopo essere diventata donna, non sarebbe rima- sta fisicamente piccola, come la mia Fran- cesca che a 19 anni pesa 40 kg ed è alta 140 cm. Eh si! Loro non potevano fare lo sforzo per alzare questo peso. Se sono due professionisti, avranno anche l’aiuto di persone, al di fuori della famiglia, paga- te perché si occupino della piccola... Con mio marito - sono fiera di essere così — pur con tre ernie del disco, abbiamo Ashley a 2 anni Ashley a 8 anni cercato in tutti i modi di far avere una vita “normale” a nostra figlia che purtroppo normale non è. Ci sono momenti in cui soffre e con il mio cuore di mamma vorrei essere al suo posto e provare io quei do- lori durante le sue crisi. Mi meraviglio di quei medici che hanno accettato di fare ciò che i genitori di Ash- ley hanno chiesto per la loro bambina per- ché, secondo me, l'hanno privata della sua dignità di essere umano, anche se “di- versa”. Che poi i diversi non sono questi bambini! Perché infierire su un “Angelo” che non ha voce per dire: “No! Anch'io voglio essere normale per una volta!”. No, non accetto una cosa del genere e così mio marito; io condanno i genitori ed i medici perché i primi sono egoisti, in quanto hanno pensato al loro futuro e non a quello della figlia, per avere meno problemi; i medici perché hanno fatto questo per farsi conoscere dal mondo in- tero. Non hanno un cuore se sono inter- venuti su un angelo che è cosciente del- l’ambiente in cui vive come lo è la mia Francesca, anche se lei non ci ha mai fat- to un sorriso o fissato in noi i suoi occhi! Loro dicono che così le hanno miglio- rato la vita di oggi e di domani per farla stare in una normale vita familiare... ma perchè non lo sarebbe stata se pesava 50 kg ed era alta 160 cm? Vorrei vedere il corpo di Ashley, le sue cicatrici come sono sul suo piccolo corpo; no, non voglio neanche immaginare né come mamma di Francesca, né come mamma di Nando. Questi bambini sono intoccabili per questi esperimenti e la spiegazione dei ge- nitori di Ashley non è onesta. Guardo le sue foto, i suoi occhi e mi viene da piangere. Magari la mia France- sca avesse gli occhi così che ti fissano... sarei talmente felice, non solo io ma tutti e tre; invece chi ha questa fortuna cosa fa? Le impedisce di vivere normalmente e di essere normale e uguale agli altri — i sa- ni — almeno nell'essere DONNA. Immacolata Casullo Francesca il giorno della Prima Comunione Agitato o iperattivo? i Dinamico o patologico? i | Di origine psicologica neurologica? | La questione del bambino iperattivo fa scorrere molto inchiostro e scatena dibattiti pieni di passione. Eppure non si tratta di una turba recente, né di un fenomeno di moda. Viene descritto fin dall’inizio del XIX sec. Un papà racconta le difficoltà a comprendere la patologia del figlio Un bambino “complicato” Siamo i genitori di tre bambini, il più grande dei quali si chiama Alberto di 9 an- ni, affetto sin dalla nascita dalla Neurofi- bromatosi-NF1 e ADHD. Gli altri due, senza nessuna patologia, si chiamano An- na di 7 anni e Paolo di 5. Sin dalla diagno- si della patologia di mio figlio (all’età di 18 mesi) siamo stati seguiti dall’equipe del re- parto di Neurologia del Policlinico di Mo- dena dove periodicamente ci rechiamo per sottoporlo ai periodici controlli previ- sti dal protocollo diagnostico. Per questa patologia e per le sue crisi epilettiche, as- sume quotidianamente un farmaco con buoni risultati. Nostro figlio è stato, sin dai primi anni della scuola materna, un bambino “com- plicato”, con caratteristiche caratteriali e comportamentali complesse (difficoltà di apprendimento, urla senza senso, movi- menti inconsulti e ripetitivi, aggressività notevole, irrequietezza motoria, impulsivi- tà spiccata ecc.). Nessuno però è mai riuscito, anche fra la componente medica che lo seguiva per la sua patologia, a darci spiegazioni plau- sibili di simili comportamenti, nonostante noi genitori avessimo più volte manifesta- to le notevoli difficoltà educative a cui era- vamo sottoposti, giunte sino al punto di aver adeguato il nostro stile di vita ai suoi innumerevoli capricci, complessità carat- teriali e comportamentali. La nostra vita è diventata così quasi un soggiorno monastico, fatto di rinunce, pri- vazioni... Alla diagnosi di ADHD siamo giunti grazie al nostro intuito, guardando per ca- so un filmato trasmesso dalla rete televisi- va Discovery Channel. Le problematiche caratteriali e comportamentali di nostro fi- glio, a cui noi davamo la caratteristica di “complesse”, avevano finalmente una giu- sta connotazione. Dopo aver fatto visiona- re la cassetta con il filmato all’equipe me- dica che lo segue per la sua patologia fi- nalmente abbiamo ottenuto la possibilità di sottoporre nostro figlio ad una consu- lenza c/o il reparto di Neuropsichiatria In- fantile del Policlinico di Modena, dove do- po numerosi accertamenti e test è stato certificato che nostro figlio ha maturato, a causa della sua patologia, questa sintoma- tologia denominata ADHD. Da quel momento abbiamo seguito metodicamente ciò che era stato indivi- duato come intervento terapeutico (varie terapie farmacologiche oltre, naturalmen- PARENT TRAINING te, a un percorso psicopedagogico di “Pa- rent Training”). Dalla prima elementare nostro figlio ha manifestato difficoltà di apprendimento, di compitazione e di inserimento sociale con i coetanei; questo ha ingenerato negli insegnanti una scarsa considerazione nel- le nostre attitudini genitoriali educative che ha portato ad una denuncia penale nei miei confronti per “abuso di mezzi di correzione e disciplina”, oltre alla segnala- zione al Tribunale dei Minori di Bologna. Grazie agli avvocati incaricati e alla sensi- bilità del magistrato interessato della vi- cenda, tutto ciò per il momento non ha determinato nessuna conseguenza però, nei prossimi mesi, dovrò affrontare il pro- cesso. Questo la dice lunga su come ven- gono considerati e trattati i genitori, che già soffrono per le vicende che affliggono i propri figli. Devono subire un'ulteriore lapidazione psicologica frutto solo dell’i- gnoranza e della non conoscenza di simili problematiche che affliggono l’infanzia. Ora sentiamo il bisogno di cercare so- stegno e solidarietà. Daniele e Luigina Si tratta di corsi per genitori di bambini e adolescenti con ADHD per in- crementare le abilità genitoriali nel gestire problemi che quotidianamente insorgono nell’educazione di tali bambini. Si acquisiscono informazioni cor- rette sul disturbo e sui possibili interventi di aiuto. Il training prevede la pre- sentazione e la discussione di comportamenti e modi di pensare positivi orientati alla comprensione delle difficoltà del bambino e al cambiamento. Offre la possibilità di acquisire tecniche specifiche per guidare il bambino a rinforzare i comportamenti sociali positivi e diminuire o eliminare quelli inappropriati; vengono inoltre pianificate le attività di mantenimento dei ri- sultati acquisiti per la prevenzione delle ricadute. Per informazioni rivolgersi all’AIFA (v. p. 11) TIM pysATreN” E s Ur?!‘ TR \P RANNVITA” Dj rg TENZIONE musiva sb MPULSIVI di ? La parola iperattività evoca bambini vivaci, contenti, pieni di vita e immagini legate all’infanzia e alla spensieratezza. Non è affatto così. COS'È L’IPERATTIVITÀ Cos’è l’ADHD Si tratta di un disturbo di origine biolo- gica della corteccia prefrontale e dei gangli basali diffuso circa nel 4% della popolazio- ne scolastica, con prevalenza maschile (in media 4 a 1), che comporta: difficoltà nel controllo dell'impulso e del movimento, difficoltà di concentrazione, un’alterazione nella percezione degli stimoli ambientali e nell’elaborazione delle risposte ad essi. La sua evoluzione può essere benigna se riconosciuta e ben trattata, oppure pes- sima fino alla compromissione della vita sociale e lavorativa nell'adulto che ne è af- fetto e della sua famiglia. Circa l'’80% dei casi è aggravato dalla presenza di “comorbilità!” come il distur- bo oppositivo provocatorio, il disturbo della condotta, i disturbi dell’apprendi- mento (dislessia, disgrafia, ecc.), i disturbi emotivi, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo da tic, il disturbo bipolare, l’epi- lessia, ecc. Per questo motivo è auspicabi- le rivolgersi ad un neuropsichiatra infanti le per avere una diagnosi completa. ‘ì Indica la presenza di più patologie contempo- raneamente. Le conseguenze Provoca una grande sofferenza soprat- tutto nel bambino a causa dell’emargina- zione a cui viene sottoposto fin da picco- lo, sensi di colpa e bassa autostima. Pro- voca sofferenza anche nella sua famiglia che assiste impotente a questo fenomeno senza capirne la causa e colpevolizzando- si ma anche negli altri contesti sociali fre- quentati come nella scuola o nel lavoro. Ne consegue uno scarso o insufficiente rendimento (frequente per questo l’abban- dono scolastico) e una grande difficoltà nella gestione dei rapporti con gli altri e quindi una grave compromissione della vi- ta sociale. Ha un alto ‘costo sociale” Non è un disturbo esclusivo dell’età evolutiva, cioè non sempre regredisce con la crescita. Almeno nel 25% dei casi per- mane fino all’età adulta e causa perdita frequente del lavoro, problemi familiari fi- no alla separazione, nelle ragazze gravi- danze precoci. Negli adulti ADHD si ag- gravano gli stati d’ansia e le forme depres- sive fino ad arrivare alle crisi di panico. Nei casi con comorbilità più gravi (distur- bo anti-sociale, ecc) si arriva anche al car- NBT N rr TIVITÀ” DyggENZIONE ’VayLSivr® i DI “Zan, *— ZIONE cere. Il 25% degli ADHD diagnosticati e non trattati fa abuso di sostanze stupefa- centi o alcool. L'équipe ideale Per arrivare ad una diagnosi di ADHD occorrono un neuropsichiatra, lo psicolo- go, lo psicopedagogista ed il pediatra. Questi sottopongono il bambino o ragaz- zo e la famiglia a svariati test e, lavorando insieme, sono in grado di esaminare tutti gli aspetti possibili del problema. Sono co- involti nella diagnosi anche l’endocrinolo- g0, il cardiologo, il neurologo ed eventual- mente l'assistente sociale. La difficoltà sta nel fatto che l’ADHD non si presenta mai in modo identico (ci sono vari sottotipi di diagnosi a seconda che sia prevalente l’i- perattività o la disattenzione) e nella ne- cessità di distinguerlo dagli altri disturbi con sintomi simili. Non è possibile per uno specialista, che segua il percorso diagnostico suddet- to, medicalizzare un bambino che sia sol- tanto vivace o distratto. Per arrivare ad una diagnosi precisa ci vuole tempo (a vol- te anche mesi), esperienza, conoscenza della neuropsichiatria, passione per il pro- prio lavoro. Gli interventi Il trattamento ideale per l’ADHD è di ti- po multimodale, implica cioè il coinvolgi- mento non solo del bambino ma anche della famiglia e della scuola. Può compren- dere interventi di natura medica, educativi, comportamentali e psicologici (tecniche comportamentali, parent-training, tratta- mento sulle abilità sociali, interventi cogni- tivi-comportamentali. Unitamente a questi, saranno necessarie altre forme di tratta- mento se sono presenti sintomi associati. 10 Xv? Il bambino iperattivo soffre di difficol- tà precoci (insorge tra i 3-4 anni e non oltre i 7) e durature in tre campi: la disat- tenzione, l’impulsività e l’iperattività. LA DISATTENZIONE Il bambino è incapace di rimanere attento, si lascia distrarre da qualsiasi stimolo esterno. In famiglia i genitori dicono che sembra non ascoltare, che bisogna sorvegliarlo in continuazione, che passa da un gioco ad un altro sen- za completarne alcuno. Nella vita so- ciale non riesce a comprendere le preoccupazioni degli altri, non si inte- gra facilmente non rispettando le rego- le del dialogo o del gioco proposto. A scuola l'insegnante vede il bambino con la testa altrove, soprattutto in pre- senza di compiti poco motivanti e at- traenti, poco capace di organizzare il proprio lavoro e in difficoltà a causa di disturbi dell’apprendimento che spesso accompagnano l’ADHD. L’IMPULSIVITÀ Il bambino risponde o reagisce trop- po in fretta, senza presagire le possibili conseguenze negative verbali o fisiche. Fa fatica ad aspettare il suo turno, inter- rompe gli altri. L’impulsività si manife- sta anche nell’intraprendere azioni peri- colose senza considerare le possibili conseguenze negative. Il trattamento farmacologico dovrebbe presto essere introdotto in Italia e porta con sé un grande dibattito. Sarà possibi- le per i casi più gravi e attentamente cer- tificati, per i quali il solo intervento psi- coeducativo si sia rivelato inefficace. MP ani “vg - O\D° I lo T Sq Sy 9 e be 4 Ta AGLI D _\ % tt IZINO id / LOI ad 1” dé È LA Adel affi ta i stimolante). Su tale registro saranno an- L’IPERATTIVITA L'attività motoria è eccessiva rispet- to al suo sviluppo o inappropriata: il bambino è animato da movimenti inuti- li rispetto alla situazione o all'attività. “Si muove sempre”, “Non smette mai di parlare”, “È appoggiato su una mol- la”: così spesso viene descritto. I movi- menti del corpo non sono armonica- mente diretti ad uno scopo e a scuola non resta mai seduto. Le cause Molti fattori intervengono a gradi di- Versi: — a livello biochimico è ricono- sciuto da molti anni il malfunzionamen- to di alcune aree cerebrali con quantità inferiori della dopamina e della nora- drenalina (neurotrasmettitori); — il fattore genetico, che pur non essendo il solo responsabile della sin- drome, svolge comunque un ruolo im- portante; — i fattori prenatali più implicati sono il tabagismo e l'alcolismo materno. La gravità e l'evoluzione del disturbo dipendono poi fortemente da fattori le- gati all'educazione e all'ambiente socia- le in cui si trova inserito il bambino (co- me la qualità delle relazioni con e tra i familiari, l'accettazione del bambino nel contesto scolastico, il profilo cognitivo generale, e intellettivo in particolare, lo stato di salute, la presenza di altri distur- bi associati). fol. 150) A questo scopo è stato creato un Regi- stro Nazionale dell’ADHD che dovrebbe garantire il corretto utilizzo di questa te- rapia farmacologica (il nome del princi- pio attivo è metilfenidato — in commercio con il nome di Ritalin — ed è uno psico- notati tutti i test eseguiti per arrivare alla diagnosi, gli interventi tentati prima del- l’introduzione del farmaco, che dovrebbe rendere i bambini affetti da ADHD mag- giormente in grado di ricevere i benefici degli altri interventi, comunque indispen- sabili, le eventuali reazioni, la posologia e i controlli successivi. a cura di Patrizia Stacconi (AIFA) Altre informazioni su ... AIDAI Onlus (Associazione Italiana Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) - www.aidai.org, e- mail: aidai@libero.it, tel./fax 035 223012 (il martedì dalle 9,00 alle 12,00 anche linea di consulenza telefo- nica curato dalla dott.ssa Eleonora Maj) - www.epi- centro.iss.it/problemi/attenzione/attenzione.htm L’AIFA Onlus (Associazione Ita- liana Famiglie ADHD) è un Grup- po di mutuo-aiuto costituito so- prattutto da genitori che, parten- do dal Progetto Parents for Pa- rents nel 2000, è diventato asso- ciazione nell’ottobre 2002 per da- re sostegno alle famiglie con bam- bini, ragazzi o adulti affetti da ADHD. Attualmente, quasi in ogni regione sono presenti una o | più coppie di genitori referenti dell’associazione che forniscono sostegno morale, consigli pratici e indicazioni sui Centri o i profes- sionisti più vicini in grado di fare una diagnosi. Per ogni informazione e per cono- scere meglio la situazione italiana è possibile visitare il sito: www.aifa.it, oppure telefonare al n. 0761.508126 le Ai i > i ie a Tela ti sed UL PEeAiq ù s+ 7 DISATTENT eg? vira È PTIVITA' Dygg STENZIONE MaurSivr® fa p°A a, MPULSIVITA ADHD e KARATE: LA RICERCA Per verificare l’efficacia del ka- rate (complessa attività psicomo- toria che migliora le capacità ese- cutive e di auto-regolazione) per facilitare il controllo di compor- tamenti di esternalizzazione (sin- tomo frequente nell’ADHD), so- no stati studiati 16 bambini con età variabili tra gli 8 e i 10 anni, rientranti nei criteri diagnostici del disturbo oppositivo-provoca- torio. Otto di questi sono stati as- segnati in modo casuale ad un programma di karate wa do ryu di 10 mesi, mentre gli altri 8 bambini non hanno ricevuto al- cuna forma di intervento. I bam- bini hanno lavorato in una classe di karate più ampia, composta da coetanei con evoluzione norma- le. Alla fine del training, è stato rilevato un punteggio relativo al temperamento migliore nel grup- po che aveva svolto l’attività. Il karate, quando impostato in mo- do appropriato, può essere un utile coadiuvante nei programmi multimodali finalizzati alla ridu- zione del comportamento ester- nalizzante. 15 o re ‘4, e E" i» VA Pi GA” Li SH € Li 1/>- “ , -TENPIIONIE 1/0. ‘o - Lei NOA ly. ULS VI | SYITR TTINITA” b/g SV ENZIONE ‘MU vr® xi DI 7a, MPULSIVIT, II A _dl hi... ho Od vati AJ IVI. x 1 ,Y , i fa da v)